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Sei Budda di pietra

SEI BUDDA DI PIETRA – Antologia della poesia giapponese del secondo Novecento. Empirìa, 2000
A cura di Fuminori Nakazawa
Traduzione poetica di Yasuko Matsumoto e Massimo Giannotta
Collana le felci di poesia
ISBN 88-85303-66-8 pp. 140
€ 11,36 £ 22.000
 
Sull’onda del grande sviluppo economico del Giappone, che assieme ai suoi prodotti industriali ha imposto agli occhi delle società occidentali una serie di modelli culturali per noi del tutto nuovi, l’interesse per la cultura giapponese è andato aumentando in questi ultimi anni in Italia, come un po’ dappertutto.
Così, dai mitici film di Kurosawa, che entusiasmarono fin dall’ormai lontano 1951, la mostra del cinema di Venezia, siamo giunti alla diffusione mondiale di un modo tradizionale giapponese di far poesia: l’haiku. Un genere che, a causa del grande successo (riscosso anche in Italia), ha subito profondi cambiamenti rispetto al suo spirito tradizionale, ma di cui resta pur sempre da registrare la straordinaria fortuna.
Questo già basterebbe a spiegare il nostro desiderio di approfondire la meno conosciuta poesia giapponese contemporanea, nata nel dopoguerra, e specchio della drastica svolta dalle forme nazionali nipponiche, tuttora vive e vitali, verso nuovi modelli.
Dopo un lungo e impegnativo lavoro di traduzione, presentiamo dunque con Sei budda di pietra, dieci poeti considerati tra i più significativi nel panorama giapponese, introdotti dallo studioso Fuminori Nakazawa.
In questi materiali si può notare subito la grande attenzione per la cultura occidentale, da Eliot, ai surrealisti, agli esistenzialisti, a certa poesia americana, ma anche, e non poetva essere altrimenti, una continuità di fondo, a volte sotterranea ma radicatissima, con la tradizione poetica nazionale, in parte liberata dai pesanti ceppi formali.
Scopriamo poeti straordinari come Ayukawa e Tamura in cui traspare tutto il dolore per la disumanità e la dissipazione della guerra, troviamo poeti interessati a discorsi più personali e intimisti, e altri che, come Takano, nelle nuove forme, ripropongono atmosfere e percorsi di pensiero che si riallacciano fortemente alla tradizione.
Ci piace segnalare l’interessante materiale di Norigo Ibaragi, unica donna dell’antologia, che ci consegna versi di grande freschezza, l’equilibrio miracoloso dei testi di Yoshino con la loro tagliente immediatezza, le sperimentazioni di Irisawa, e quelle di Tsuji, recentemente scomparso, che, ancora una volta, cerca di conciliare modi tradizionali e nuovi di far poesia.
Autori di grande spessore, di cui si propone, per così dire, solo un piccolo assaggio e dei quali ci auguriamo sia possibile offrire presto al lettore italiano una più vasta e organica scelta di testi.

Massimo Giannotta


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