Sull’onda
del grande sviluppo economico del Giappone, che assieme ai suoi
prodotti industriali ha imposto agli occhi delle società occidentali
una serie di modelli culturali per noi del tutto nuovi, l’interesse
per la cultura giapponese è andato aumentando in questi ultimi
anni in Italia, come un po’ dappertutto.
Così, dai mitici film di Kurosawa, che entusiasmarono fin dall’ormai
lontano 1951, la mostra del cinema di Venezia, siamo giunti alla
diffusione mondiale di un modo tradizionale giapponese di far
poesia: l’haiku. Un genere che, a causa del grande successo (riscosso
anche in Italia), ha subito profondi cambiamenti rispetto al suo
spirito tradizionale, ma di cui resta pur sempre da registrare
la straordinaria fortuna.
Questo già basterebbe a spiegare il nostro desiderio di approfondire
la meno conosciuta poesia giapponese contemporanea, nata nel dopoguerra,
e specchio della drastica svolta dalle forme nazionali nipponiche,
tuttora vive e vitali, verso nuovi modelli.
Dopo un lungo e impegnativo lavoro di traduzione, presentiamo
dunque con Sei budda di pietra, dieci poeti considerati tra i
più significativi nel panorama giapponese, introdotti dallo studioso
Fuminori Nakazawa.
In questi materiali si può notare subito la grande attenzione
per la cultura occidentale, da Eliot, ai surrealisti, agli esistenzialisti,
a certa poesia americana, ma anche, e non poetva essere altrimenti,
una continuità di fondo, a volte sotterranea ma radicatissima,
con la tradizione poetica nazionale, in parte liberata dai pesanti
ceppi formali.
Scopriamo poeti straordinari come Ayukawa e Tamura in cui traspare
tutto il dolore per la disumanità e la dissipazione della guerra,
troviamo poeti interessati a discorsi più personali e intimisti,
e altri che, come Takano, nelle nuove forme, ripropongono atmosfere
e percorsi di pensiero che si riallacciano fortemente alla tradizione.
Ci piace segnalare l’interessante materiale di Norigo Ibaragi,
unica donna dell’antologia, che ci consegna versi di grande freschezza,
l’equilibrio miracoloso dei testi di Yoshino con la loro tagliente
immediatezza, le sperimentazioni di Irisawa, e quelle di Tsuji,
recentemente scomparso, che, ancora una volta, cerca di conciliare
modi tradizionali e nuovi di far poesia.
Autori di grande spessore, di cui si propone, per così dire, solo
un piccolo assaggio e dei quali ci auguriamo sia possibile offrire
presto al lettore italiano una più vasta e organica scelta di
testi.
Massimo Giannotta
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