Da
dieci anni il logo di Empirìa accompagna le nostre letture: ci
ha aiutato ad attraversare gli anni Novanta, assicurando la sopravvivenza
a tante pratiche di poesia e narrativa, sia della sperimentazione
che della tradizione, che invece mode più garantite dal circuito
massmediale sembravano emarginare nel limbo dell’inattualità,.
Ma a trarre questi testi da quella regione ambigua e malsana,
a restituire loro la vivacità della testimonianza di una ricerca
febbrile e incessante sono proprio queste collane di poesia e
di prosa che ormai, nelle pagine del catalogo, esibiscono una
successione di titoli importante, attenta al rigore degli esperimenti,
ma anche al recupero della comunicazione letteraria, con particolare
cura per il versante più bizzarro, “perturbante”, tra comico e
magico, della fantasia e della esperienza della realtà.
Se guardiamo ai primi titoli, quelli presenti nel catalogo fin
dal 1989, cogliamo i segni di una difficile stagione di trapasso:
la collana di poesia allora si chiamava “Poetidiana” (fondendo
a “poesia” la desinenza di “quotidiano” o, perché no, di “meridiana”)
e si inaugurava con un testo di Gianni Toti (che probabilmente
ispirava il titolo sintetico della collana), Strani attrattori,
esemplare di un lavoro sull’immaginario scientifico e letterario
e su una creatività esasperata del linguaggio che oscilla tra
tecnicismi e sonorità “avanguardistiche”. Il secondo titolo era
di Vito Riviello : una raccolta -ripubblicata, ampliata, recentemente
- che proponeva versi di un gioco tra il grottesco e l’assurdo,
sempre di grande intelligenza e acutezza satirica. E quindi: le
rivisitazioni parmenidee di Cesare Milanese e quelle della grande
tradizione portoghese di Jorge De Sena, l’ironica e appassionata
galleria di scrittori proposta dagli acrostici di Mario Lunetta,
l’inquieta classicità di Elio Pecora, alla ricerca di una elegia
tutta da riconquistare ; poi l’emotività di Carlo Vittorio Cattaneo,
la riflessione esistenziale di Alberto Toni, l’ironia venata di
surrealismo di Carlo Villa, l’araldica straniata di Carla Vasio.
Insomma un repertorio di modi di versificazione che disegna un
ampio scenario di prospettive diverse, in cui nuove una ricerca
letteraria variegata ma sempre rigorosa e consapevole. Accanto
la collana di narrativa, riproponeva autori di sicuro impegno
sperimentale: ancora Vasio, Lunetta, Toti, Pignotti e, significativamente,
Anna Maria Ortese con un prezioso racconto di grande densità.
Non è un caso che la presenza della scrittrice napoletana, a guardare
il più recente “Catalogo generale” di Empirìa, si sia ulteriormente
rafforzata, con due sorprendenti libri di versi -Il mio paese
è la notte, del ’96 e La luna che trascorre, del ‘98 - che segnalano
un’esperienza poetica di singolare incisività nel nostro tardo
Novecento.
A confrontare le collane di oggi con quelle di dieci anni fa,
accanto alla espansione delle edizioni - si sono duplicate le
collane di poesia e narrativa, c’è una collana di narratori stranieri
e una di saggistica - si coglie pienamente la volontà di conservare
un’apertura ampia e importante degli orizzonti al cui interno
registrare le ricerche, le singolarità, le innovazioni: insomma
una finestra per cogliere il lavoro di scrittori che non si siano
appiattiti sulle mode, ma che seguono, con grande consequenzialità,
il filo della loro specifica sperimentazione. I nomi botanici
a distinguere le multicolori fioriture : “Sassifraga”, la collana
maggiore di poesia, ospita classici e giovani, Emily Dickinson
e Daniela Attanasio, Aldo Palazzeschi (di cui finalmente sono
a disposizione dei lettori le prime raccolte poetiche del 1905-1909)
e Carlo Bordini, Amelia Rosselli e Franco Loi, Biancamaria Frabotta,
Emilio Villa, Biagia Marniti. “Euforbia” coltiva la pianta del
racconto lungo o del romanzo breve, con la ricerca di una costante
capacità, da parte dei narratori, di attivare una lettura mai
passiva, ma coinvolta in trame capaci di aprire, costantemente,
su realtà inattese, sconosicute, densamente simboliche : così
da Aldo Rosselli a Bruno Conte, da Luciana Frezza a Vera Cacciatore,
da Idolina Landolfi all’Amelia Rosselli, autrice di un Diario
ottuso (1996), capace di offrire fondamentali chiavi di lettura
per l’opera in versi di una scrittrice che va annoverata tra i
maggiori poeti del dopoguerra. E ancora Vito Riviello, Paolo Valesio,
Lucio Mariani, il giovane “postavanguardistico” Tommaso Ottonieri.
Nelle “Felci”, ancora la breve misura di poesie e prose fortemente
originali, mai riducibili a cliché o a luoghi comuni della scrittura
:solo per ricordare alcuni autori, Sara Zanghì e Sandra Mattioli,
Giuseppe Sansone, Massimo Giannotta, Carla De Bellis.
Il confronto poi con gli universi linguistici e tematici degli
autori stranieri avviene sempre in nome del forte contributo di
originalità derivabile dai loro testi, spesso prove poco conosciute
di autori altrimenti noti: così per Pierre Louys, Joseph Roth,
Nathaniel Hawthorne, Guillaume Apollinaire. Uno spazio del tutto
particolare è
poi quello dedicato alla poesia Haiku, la forma breve della tradizione
giapponese, di cui vengono proposti classici del passato e contemporanei,
assieme alle prove di poeti italiani che si cimentano con la particolare
sentenziosità e “visività” dei tre versi.
Una più recente collana di poesia, inaugurata dalle pagine appassionate
di Maria De Lorenzo, s’intitola “Utopia”: anche in questo Empirìa
rivendica un terreno specifico. La letteratura che le edizioni
promuovono, al di là dei diversi approcci al linguaggio e alla
realtà praticati dai tanti autori, disegna un mondo ideale, “empiricamente”
ricercato e definito, in cui le scritture creative possano ritrovare
le loro ragioni e le loro passioni, oltre la fine del moderno,
oltre la virtualità dell’era telematica.
Giorgio Patrizi
|
|