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Serraglio dei libri

Notiziario delle novità - novembre/dicembre 2000

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Intervista a Luisa Etxenike

Luisa Etxenike - EFFETTI SECONDARI 
Collana di narrativa straniera "Il ponte di corda"
1999 pp.104 € 10,33 L. 20.000 ISBN 88-85303-85-4
 
Domanda: Comincerei questa breve intervista chiedendoti quale parola-chiave potrebbe definire il “senso” del tuo romanzo.
Risposta - Ci sono tre narratori, e a ciascuno dei tre corrisponderebbe una parola-chiave, un “senso” del romanzo. Per Maritxu, la scrittora, sarebbe SCOPERTA, scoperta del corpo, delle sue sensazioni e delle sue condizioni, e accettazione delle trasformazioni che tale scoperta implica. Per la sua amante Laura, la parola sarebbe DESIDERIO, qualcosa come responsabilità nel desiderio e per il desiderio. Per il marito di questa, Joaquín, la parola è SICUREZZA: ha bisogno di stabilità negli affetti, soprattutto a causa dell’incertezza emotiva patita durante l’infanzia. Ma in realtà la parola-chiave del romanzo è CAMBIAMENTO, poiché tutti i personaggi sono costretti ad adattarsi a un mondo completamente nuovo che la realtà impone loro.


D. Hai fatto riferimento alla prospettiva multipla, perché hai scelto di far svolgere alternativamente il racconto da tre voci?
R. Volevo una storia di tre persone, situate allo stesso livello. Queste vite “parallele”, in un certo senso, erano il nucleo strutturale del libro. Ognuno doveva raccontare la propria versione perché la storia avesse vari temi, non uno soltanto.


D. Effettivamente si parla di lesbismo, di scrittura, di malattia, d’amore; ma nessuno di questi è l’argomento centrale del romanzo che tuttavia si regge su una solida “colonna vertebrale”. Direi che questa consiste nell’idea che ognuno è responsabile della propria felicità.
R. Sì. Il tema della libertà, diciamo; l’idea che possiamo andare avanti qualunque cosa accada, e riacquistare la felicità e la speranza, mi ha sempre interessato. In questo senso i miei libri sono antifatalisti. In Effetti secondari la grave malattia di Maritxu rompe l’equilibrio dei tre protagonisti, ma la possibilità di scegliere una prospettiva vitale positiva, gratificante, è nelle loro mani. Dipende da loro, è loro responsabilità.


D. Uno dei pregi del libro che più ha interessato i lettori è il modo “aperto” con cui si parla dell’omosessualità femminile.
R. Il lesbismo non era il tema, era il contesto “normalizzato” nel quale sarebbe successo tutto il resto. Ho curato molto questa normalità, questa familiarità della relazione tra Maritxu e Laura. La letteratuta può dare credibilità a “altri” modelli di comportamento e di relazioni umane. Può e, pertanto, deve.


D. Per finire, un riferimento allo stile: spoglio, asciutto e, a volte, poetico. Il ritmo, intenso e veloce.
R. Mi interessa la scrittura essenziale, tento sempre di eliminare il superfluo sia nella struttura sia nella tessitura del linguaggio: le scene e le frasi convenzionali. Questa frammentazione formale e sintattica è rischiosa. Però è stimolante. Per me, certo; spero anche per i lettori e le lettrici.


D. I tuoi progetti?
R. E’ uscito da poco Vino, il mio ultimo romanzo. Nel quale il vino è metafora di molte cose, fondamentalmente della memoria. E’ anche un libro sull’educazione sentimentale. Adesso sto lavorando a un altro romanzo, ma senza fretta. I libri devono circolare senza essere tallonati. 


intervista a cura di Sara Zanghì


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