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25 Ottobre 2018

***data da confermarsi***
Laboratorio di letture poetiche a cura di Daniela Attanasio

18 Ottobre 2018

LA SCRITTURA DEGLI HAIKU: ESPERIMENTO E POETICA 
appuntamento con Carla De Bellis

28 Settembre 2018

FINALISTI DEL PREMIO HAIKU IN ITALIA 2018
In ordine di classifica:

Roberto Timo
Gabriele Stella
Aldo Bandinelli
Francesco De Sabata

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14 Luglio - 31 Ottobre 2018

SENZA INUTILI SALTI MORTALI...

SENZA INUTILI SALTI MORTALI… (Brunello Tirozzi “QUANDO ARRIVA L’ESTRO”) E’ l’ironia la principale chiave di lettura di questa terza “fatica letteraria” di Brunello Tirozzi, ancora per la casa editrice Empiria: l’estro, come suggerisce acutamente Elio Pecora nella sua nota introduttiva, significa insieme ardore, inventiva, capriccio… L’esatto opposto della banalità, del piattume; è lo scatto che riesce a stupire, il guizzo impensabile e necessario, la leggerezza che occorre “per snebbiare le stretture del mondo”. Ci si muove tra “ingenuità” e “genuinità”, tra parole adulte di un’inesauribile “Fanciullino” che esercita vaghezza e levità. Abbiamo a che fare con versi brevi, leggeri, allitterazioni, rime esterne ed interne; la forma prediletta è senza dubbio lo strambotto, che sembra finalizzato prima di tutto ad allontanare l’angoscia, ma anche a costringere e ad abituare il lettore a quelle piccole certezze che hanno il dono prezioso di preservare dai grandi fraintendimenti e dalle grandi bugie. La prima sezione porta il titolo del libro, “Quando arriva l’estro” appunto, ed è intrisa di sorpresa e meraviglia… Un uomo che scrive, racconta e si racconta, senza pretese di essere poeta o profeta, nel segno del movimento che accompagna ogni essere umano, sempre accompagnato da un fedele quadernetto per registrare ciò che accade. Viene da pensare al passo da poeta, più lento di quello della massa e incredibilmente più attento a raccogliere quanto trascurato dall’occhio frettoloso di chi lo ha preceduto, raccontato da Wisława Szymborska. Lo strumento vincente è l’aspetto ludico della parola, la curiosità inesauribile di chi la muove. L’esattezza è caratteristica dominante (“bastano poche parole / per esprimere quel che si vuole”), ma l’originalità la accompagna passo dopo passo (“Scriverò versi / veramente diversi / per uscire dalla noia”). La curiosità anima lo sguardo e il racconto in versi e la semplicità strizza sempre l’occhio alla rara originalità, mai alla diffusa banalità. La creatività è un potenziale elettrico che si fa strada e genera versi, in un gesto quotidiano e inesorabile che genera piacere e che libera dai vincoli. “Gli strambotti sono come gli alberi / si parte da un’idea iniziale / senza conoscerne la fine / i versi, come i rami”, sono parole facili che arrivano dritte all’ascoltatore. La semplicità è la strada più veloce per colpire nel segno, ne è testimone indiscussa la satira, da Paquino a Valentino Zeichen. La parola semplice, in Tirozzi, è sempre un fuoco che, pur sonnolento, ha il potere di divampare improvviso e di tornare a farsi fiamma, agitato da un vento creativo che soffia costante. La seconda sezione è “Il famoso strambottino”, giocoso e intelligente, dove impattiamo con l’esatto opposto di una poesia troppo presuntuosa e concettuale, di “una poesia stitica” che non riesce ad emozionare: “sia semplice di natura / chi vuol fare bella figura”. Lo strambotto è reazione all’angoscia, è strumento contro la violenza del piattume imperante e degli slogan facili, ha il passo inesorabile e vincente di chi trova nel ritmo interiore e personale uno strumento di indagine sempre ulteriore (“la libertà interiore / è una meta superiore”). La parola si mostra quindi come strumento aggiunto di espressione, da accostarsi al ruolo precedentemente svolto, per l’autore, esclusivamente dalla musica. E’ questo il tema portante della successiva sezione, “Una miscela fantastica”, che riflette sulla nuova opportunità comunicativa nata dal confondersi di musica e versi (“finora l’espressione / era solo musicale / ora è anche lessicale / senza nessun dubbio / passo con piacere / dalla musica al poetare”). Un autobiografismo che sottolinea passioni come quella del jazz o della classica, Chopin e Brahms su tutti, ma anche Mozart come geniale mix “di fantasia e ragione”. Poesia e musica si fondono quindi in nuove opportunità, come quella di realizzare letture-concerto insieme all’amata Biancamaria. La melodia è già profondamente radicata nelle parole. Chiude un trittico suggestivo dal titolo quasi eliotiano, “L’inizio comincia dalla fine”, che punta l’attenzione sulle galassie con spunto rinnovato che sembra presagire ulteriori evoluzioni della poesia di Tirozzi e che sorride ai paradossi apparenti della fisica quantistica (“Ringiovaniva chi viaggiava nel passato. / Invecchiava chi andava nel futuro”; oppure, “Si ignora / la direzione del tempo, lo spazio è concentrato…”). Quello che questa raccolta riesce a lasciare nel profondo è soprattutto un prezioso amore per la vita in cui siamo immersi e per la semplice complessità della natura che ci circonda: è il mistero affascinante di un uomo che sceglie di guardare all’infinitamente piccolo e semplice, per approdare ai segreti più profondi dell’infinitamente grande e delle meravigliose galassie che ci osservano da lontano, come angeli custodi, come quella stessa Nebulosa del Granchio che si affaccia, sinuosa e accattivante, nella splendida copertina della pubblicazione, nata dai consigli tecnici e dall’elaborazione di un sempre meraviglioso Dino Ignani. Una lettura fresca e leggera… Una miscela fantastica verso la libertà interiore, senza inutili salti mortali. DAVIDE TOFFOLI (Nell'ombra di Diana - blog di poesia, 13/07/2018)

Eventi

19 Ottobre 2018 - ore 18.00

presentazione DAVID MUS - QUADRI ROMANI a cura di Fabio Ciriachi

26 Ottobre 2018 - ore 18.00

Giovanni GRECO presenta il libro di Davide ROMAGNOLI - El silensi d'i föj druâ